BRESSO ­ Unire il lavoro di persone disabili con la rete dei gruppi di acquisto solidale(Gas). Questo è

in poche parole il progetto “Una spesa diversa” presentato ieri presso la Sala Consiliare del Comune di Bresso. Il progetto, nato dalla collaborazione fra il comune, la cooperativa Sì, si può fare e il Gas Bicocca è la riuscita sinergia tra esigenze diverse accomunate in un unico spazio, un “negozio” diventato in breve tempo punto di riferimento per una rete di Gas milanesi e in cui undici persone con sindrome di down e affini sono impiegate almeno due giorni a settimana.

Il progetto ha le sue radici nel 2009, anno in cui diverse famiglie del territorio decidono di affrontare in modo differente e innovativo le molteplici problematiche inerenti alla disabilità. Per questo si rivolgono al professor Nicola Cuomo del Dipartimento di Scienze dell'Educazione dell'Università di Bologna con il quale si dà avvio a un percorso di vita autonoma e indipendente basato sull'approccio empatico­relazionale in cui la persona con bisogni “speciali” viene valutata per i suoi “sa fare”. 

“L'approccio vuole che il contesto lavorativo venga ‘cucito’ sulla persona con disabilità ­ spiega Alberto Aldeghi, operatore sociale della Cooperativa Sì, si può fare e responsabile del progetto ­ producendo un profilo di mansioni in cui il ragazzo, pur acquisendo nuove competenze, può agire con quelle già in suo possesso. L'obiettivo di tutto ciò è quello di far crescere nella persona il desiderio di diventare adulto, autonomo ed indipendente in grado di superare le eventuali sconfitte”. Dopo un periodo di formazione in cui gli operatori, tra cui Aldeghi, sono rimasti a contatto con le persone coinvolte fungendo da facilitatori nelle relazioni e nell'apprendimento delle mansioni, si è venuto a creare nel 2012 il contesto tanto auspicato, quello in cui gli utenti coinvolti hanno richiesto un'evoluzione organizzativa, con regole e condizioni reali in cui sperimentarsi: “è in quel momento che nasce la collaborazione con il Gas Bicocca” riprende l'operatore. “Da una parte abbiamo pensato quanto fosse importante il contatto con i clienti, quindi con le persone. Dall'altro non volevamo destinare le persone coinvolte, come spesso succede, verso alienanti lavori di assemblaggio ma iniziarle a un contesto di consumo critico, alla sostenibilità ambientale e alla produzione alimentare di qualità. Così facendo i clienti non vengono solamente a comprare questi prodotti per solidarietà ma per una loro effettiva qualità”.

 La parola chiave che sta facendo funzionare il meccanismo è “fiducia”: i ragazzi hanno conosciuto direttamente i produttori da cui si serve il Gas (ai quali hanno fatto una serie di interviste), gestiscono gli ordini via mail, si occupano del ritiro e del confezionamento della merce e infine gestiscono i pagamenti. “Inoltre la loro conoscenza del cibo è cambiata e questo è un aspetto considerevole” continua Aldeghi. “Ora il prossimo obiettivo è quello di arrivare a stipendiare due di loro, in modo che inizino a condurre una vita totalmente indipendente. Infatti per il momento l'intero progetto è sostenuto dalle famiglie: stiamo cercando di renderlo autonomo”. Persone disabili considerate come risorse e non solo come un costo: Aldeghi aggiunge che se tutte le persone con sindrome di down e affini lavorassero varrebbero il 2 per cento del Pil. Mica poco.

 

 Il comune, entusiasta del progetto, quando ha visto il progetto si è prodigato immediatamente nel mettere a disposizione uno spazio comunale, che è ora diventato il “negozio” dei Gas: “Siamo partiti da una semplice domanda” spiega Gabriella Ramoni, assessore comunale all'Ecologia e alle Pari Opportunità. “Si può fare la spesa in modo diverso, favorendo lavoro e territorio? La risposta sta in questo progetto che oltre tutto favorisce l'ambiente perché i prodotti sono tutti di filiera corta”. “Io penso che il ruolo del comune – conclude Ramoni ­ sia quello di sviluppare realtà virtuose e favorire la condivisione delle buone pratiche. In questo caso abbiamo pure evitato inserimenti lavorativi di persone con disabilità in strutture spesso inutili e costose”. (Maurizio Bongioanni)