Dovrebbero lavorare su turni di tre ore al giorno, ma quando è necessario non esitano a fare gli straordinari. E' una squadra affiatata quella dei dodici giovani che partecipano al progetto “Una spesa diversa” . Chi ha maggiore dimestichezza con il computer e la scrittura, come Fabio, Lorenzo, Alessio, Giacomo e Paolo, gestisce la parte organizzativa, senza nulla togliere a che preferisce scaricare i camion, svuotare le scatole, suddividere la merce da consegnare hai clienti, pulire lo spazio che , a seconda delle occasioni, diventa ufficio e magazzino. 

Tutto ha avuto inizio tre anni fa quando un gruppo di famiglie, sfidando la crisi, ha cominciato a porsi la domanda che tormenta i genitori dei ragazzi diversamente abili: << Quale futuro dopo di noi?>>. Se nella maggior parte dei casi già portare a compimento il percorso scolastico diventa un impresa , i problemi si infittiscono quando i figli più fragili devono affrontare il mercato del lavoro. E poco importa che diversi studi dimostrano che l'ingresso di persone disabili nel circuito  di produzione avrebbe ripercussioni positive sul Pil: pochi datori di lavoro sono pronti a scommettere sulle capacità professionali di queste figure che pregiudizi resistenti al tempo confinano in una posizione marginale. La tenacia e l'amore di una madre e di un padre, però, smuovono ostacoli all'apparenza insormontabili. Armate di coraggio, le famiglie di Bresso hanno dato via alla  Fondazione CondiVivire e si sono rivolte al professor Nicola Cuomo, responsabile del corso di Pedagogia speciale all'Università di Bologna.

 

 

La Sfida ha preso forma. Prima i ragazzi hanno intrapreso un percorso domestico insieme agli operatori, scoprendo l'autodeterminazione, la possibilità di operare delle scelte sulla propria vita. << All' inizio per loro eravamo degli amici – spiega Alberto Aldeghi, responsabile del progetto per la cooperativa Si, Si Può Fare – compagni più furbi che li aiutavano a risolvere piccoli problemi pratici>>.

I risultati non si sono fatti attendere. Compreso il valore dell'autodeterminazione, è l'esigenza di un lavoro. Ma di un lavoro vero, in antitesi, con anni di teorie che limitavano il futuro professionale delle persone con deficit cognitivi all'assemblaggio in ambienti protetti , non luoghi in cui la mancanza di contati con il mondo esterno cronicizza i sintomi. << La reiterazione delle mansioni è dannosa per chiunque, soprattutto per chi  ha un'emotività più delicata>> prosegue Aldeghi. E' a questo punto che c'è stato l'incontro con i Gas, i gruppi di acquisto solidale, che intercettano il desiderio di un consumo critico e di un'economia più su logiche di solidarietà che sulle fredde regole del mercato. Al sogno delle famiglie ha subito creduto il Comune di Bresso, mettendo a disposizione lo spazio per le attività  << i passi fatti sono enormi  - conclude Aldeghi – alcuni ragazzi hanno imparato  anche a gestire i soldi . Se fossimo stati chiusi in aula a spiegare loro il concetto di resto, non ci saremmo mai riusciti>>. E' sereno il clima in via Bologna, i clienti non fanno più caso che a consegnare  loro riso e carote siano persone che una definizione poco lusinghiera etichetta come diversamente abili.  L'integrazione si costruisce ogni giorno, ma può bastare l'acquisto di una forma di parmigiano  a mostrare come una spesa diversa sia un modo nuovo per creare relazioni e dare una possibilità di riscatto e dignità a chi è più fragile.